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Infermieri Tra Disoccupazione E Reddito Di Cittadinanza

Infermieri tra disoccupazione e reddito di cittadinanza

La mancanza di un lavoro è trasversale fra professioni e generazioni e per tale motivo non si può non darne lettura anche attraverso uno sguardo infermieristico.

Oggetto di propaganda elettorale e di dibattito di questi giorni, rappresenterebbe uno strumento, a detta dei proponenti, per combattere nell’immediato l’inoccupazione, o peggio la disoccupazione presente in molti settori, specie nei confronti di coloro che si ritrovano costretti a doversi reinventare un’occupazione.

Negli ultimi anni gli appartenenti alla generazione maggiormente rappresentata, e più vecchia, all’interno della professione infermieristica – i baby boomers – con almeno 30–35 anni di servizio, nella quasi totalità dei casi non lavorano più nello stesso servizio dove iniziarono la loro carriera professionale.

In molti casi al contrario continuano a fare notti, salti riposo, turni pesanti, magari da soli e non più in coppia con un infermiere. Non passa governo in cui, ormai da decenni, non venga sollevata la questione della carenza infermieristica.

Nei fatti, le questioni occupazionali pesano in maniera simile a quelle legate ad ogni settore economico e di conseguenza la questione del reddito di cittadinanza potrebbe assumere una sua valenza anche per l’infermieristica.
Un esempio in merito può riguardare più le fasce di età in entrata nel mondo del lavoro, i giovani, che non quelle in uscita, «gli anziani».
Un reddito di cittadinanza in entrata per gli infermieri
Se è vero che è più difficile restare disoccupati per i professionisti sanitari, è vero anche che è altrettanto difficile «diventare occupato» per chi, giovane, è in cerca di un primo impiego.
Significative le cifre da campo di battaglia che puntualmente arrivano dai resoconti dei concorsi pubblici per qualche posto da infermiere, con candidati che arrivano in migliaia da ogni parte d’Italia, in molti casi dopo molte ore di viaggio.
Di conseguenza non resta che porsi il problema di avviare un reddito di cittadinanza «in entrata» per gli infermieri. Una sorta di pre-salario per i neolaureati disposti a fare un monte ore, per un periodo limitato, con un sostegno economico utile.

Con la trasformazione dei Corsi Regionali in Corsi Universitari il presalario venne meno. E non potrebbe essere reintrodotto senza creare, durante il corso degli studi, problematiche di vario tipo, dato che si chiederebbe di pagare una retta universitaria che poi … verrebbe in parte “rimborsata” dal presalario; il rischio di pasticci burocratico-economici è altissimo.

Per evitare tutto ciò, basterebbe un presalario riconosciuto a chi si è speso per tre anni nella formazione universitaria, al fine di condurlo e aiutarlo nell’entrata nel mondo del lavoro, della professionalità.

Lungo un percorso su cui lui e la sua famiglia hanno investito, e su cui ha investito anche la società per costruire un professionista che, una volta discussa la tesi, non merita il limbo della disoccupazione, della prestazione gratuita spacciato per volontariato, in una guerra al ribasso fra poveri.

Un presalario per i giovani infermieri neolaureati, quindi, ed anche per i giovani tutti, perché se noi infermieri siamo speciali, lo siamo al pari di tutte le altre professionalità; di tutti coloro che si spendono per una vita e ad un lavoro degni di questo nome.

 

Fonte: Nurse24.it

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