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La Storia Di Un Infermiere Di Pronto Soccorso Per Passione

La storia di un infermiere di pronto soccorso per passione

Almeno una volta nella vita, tutti o quasi siamo entrati in un Pronto soccorso, un microcosmo a sé rispetto all’ospedale. Come in ogni luogo di lavoro la differenza sulla qualità del servizio la fa la persona.

Perché è diventato un infermiere?

Un pò per caso. Dopo il diploma dell’Istituto Professionale, due anni di università, il servizio di leva e i primi lavoretti, mio padre mi disse «perchè non fai Il corso da infermieri?». Io mi dissi «perchè no?». Tentai il test d’ingresso e se lo superai brillantemente. Il primo giorno di tirocinio avevo tanta ansia e tanti timori perché era per me un mondo completamente sconosciuto. Trascorso il primo mese, capii che quel lavoro era quello che volevo fare e per il quale mi sentivo davvero portato.

Finito il percorso di studi ha subito cominciato a lavorare come infermiere?

No. Subito dopo il titolo conclusivo sono entrato a lavorare a tempo indeterminato alla Denso qui a San Salvo. Qui ho rincontrato anche colei che avevo conosciuta al corso di infermiera e che poi è diventata mia moglie, la donna della mia vita Giuliana. Nonostante mi fossi distinto e riuscito a conquistare la stima dei miei superiori, sentivo che quel lavoro non era quello giusto per me. E così appena uscì il concorso da infermieri lo tentai. Mi classificai 64° su 15.000 aspiranti infermieri di ruolo! Appena mi chiamarono mi licenziai dalla Denso e il primo incarico lo ebbi al reparto di lungodegenza dell’ospedale di Casoli. Dopo tre anni non fu facile ricominciare, avevo perso la manualità e capitava spesso che mi ritrovavo a gestire da solo l’intero reparto.

Perchè il Pronto Soccorso?

Il Pronto Soccorso o lo ami o lo odi. Lavori costantemente con l’adrenalina addosso. Mentre nei reparti una buona fetta delle nostre mansioni è ben cadenzata, nel Pronto Soccorso questo non esiste. E’ tutto più dinamico, non sai mai cosa ti aspetta.

La morte dei suoi pazienti la segna?

Non ci possiamo fare carico del lutto dei familiari altrimenti dobbiamo per forza di cose smettere di fare questo lavoro.

Per lei cos’è la cosa più importante per fare bene questo lavoro?

Formarsi e prepararsi in continuazione. La prima volta che sono salito sull’autoambulanza del 118 mi ha segnato profondamente e da quel giorno che ciò che era successo non sarebbe dovuto più succedere e quindi cerco sempre di non abbassare mai la guardia ed essere molto professionale.

La sua soddisfazione più grande a fine giornata?

L’aver dato il meglio di me e il sapere che quando è stato necessario ho contribuito a salvare una vita umana.

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