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RN4CAST: qualità cure strettamente legata a presenza infermieri

“Lo studio arriva in Europa nel 2009 grazie all’intuizione di Linda Aiken – Professore di sociologia e direttore del centro di ricerca degli outcome e delle politiche sanitarie dell’Università della Pennsylvania – che nel 1988 si pose il problema dello staffing iniziando a studiare il fenomeno in relazione alla qualità dell’assistenza erogata al paziente. “

Fu talmente incisiva che dopo pochi anni il governo americano commissionò allo IOM uno studio per verificare se davvero lo staffing incidesse in modo significativo sulla qualità e sulla sicurezza dei pazienti. Lo staffing, la sua composizione e tutti gli elementi che aiutano gli infermieri a lavorare hanno ricadute sulla qualità dell’assistenza. Linda Aiken pubblicò articoli per ciò che riguardava il numero degli infermieri rispetto alla qualità dell’assistenza erogata.

Il progetto coordinato a livello nazionale da Loredana Sasso dell’Università degli Studi di Genova. Presentati a Genova nei giorni scorsi i dati dello studio RN4CAST svolto in Italia grazie al contributo della Prof.ssa Loredana Sasso e del suo team di ricercatori. Ad aprire la conferenza internazionale il Prof. Giancarlo Icardi, Direttore del dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Genova, seguito dalla presentazione della Prof.ssa Loredana Sasso,Professore Associato MED 45 dell’Università degli Studi di Genova, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Dipartimento di Scienze della Salute.

Dal 2009 al 2011 quasi tutti gli stati europei e gli Stati Uniti partecipano allo studio finanziato da quello che oggi è il nuovo programma quadro “Horizon2020”.

Lo studio si avvale di 3 survey

Le unità operative hanno compreso le aree mediche e chirurgiche in quanto ad elevata complessità assistenziale, popolate da pazienti cronici multipatologici che mandano in crisi il sistema attuale. Dallo studio sullo staffing è emerso come in letteratura sia ritenuto ottimale un rapporto infermiere/paziente di 1:6 per garantire un’assistenza infermieristica adeguata.

“Recentemente lo stato della California ha emanato una legge in cui impone un rapporto di 1:5”

La letteratura dimostra che ogni volta si aumentI di 1 paziente per ciascun infermiere aumenta del 23% l’indice di burnout, del 7% la mortalità dei pazienti, del 7% il rischio che l’infermiere non si renda conto delle complicanze a cui il paziente sta andando incontro.

Più aumenta il numero di pazienti per infermiere più aumentano le cure mancate”

Emerge inoltre che, ancora oggi, le prestazioni vengono erogate in un ottica mansionariale, per compiti, tralasciando la parte della progettazione delle cure e della presa in carico a 360° del paziente.

L’età media degli infermieri italiani è di 41 anni

Un dato preoccupante che emerge è la volontà di lasciare il lavoro entro il prossimo anno.Nell’ambito dell’ambiente di lavoro emerge che un 38.54% di colleghi sono a rischio burnout.Tutti elementi che potrebbero portare soddisfazione e combattere lo stress emotivo. ” Il 65% raccomanderebbe l’ospedale in cui è stato ricoverato, ed il 78% afferma che rispetto ed ascolto sono tenuti in considerazione dagli infermieri”.

“Solo dall’analisi di più dimensioni si può comprendere la complessità del contesto che bisogna affrontare. “”I modelli organizzativi del lavoro per rispondere ai nuovi bisogni dei cittadini devono considerare il fabbisogno di integrazione verticale e orizzontale personalizzando le cure. Presente alla conferenza anche Maria Adele Schirru che in un breve intervento dice “…se i giovani vogliono andare via dall’Italia qualcosa abbiamo sbagliato,dobbiamo modificare l’approccio e prenderci cura di chi cura. ” gli infermieri hanno bisogno di essere accompagnati nell’affrontare tutti i giorni la fatica di confrontarsi con la complessità del prendersi cura della persona.

Per concludere, durante la conferenza è stato annunciato, dalla prof.ssa Linda Aiken che Loredana Sasso, prima infermiera in Italia ed in Europa, è stata nominata membro dell’American Academy of Nursing ed insieme al suo team di ricercatori voleranno negli Stati Uniti per proseguire gli studi.

 

Fonte: Nurse24.it

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